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COMMENTO DI S. GIOVANNI PAOLO II AL VANGELO DI DOMENICA 11/3

Angelus’ di domenica 9 marzo 1997

Commento di S. Giovanni Paolo II al Vangelo di domenica 11/3

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. A metà del nostro cammino quaresimale, in questa quarta domenica di Quaresima, siamo invitati a meditare su un tema che sta al centro dell'annuncio cristiano, e cioè il grande amore che Dio porta all'umanità. Nell'odierno Vangelo leggiamo: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3, 16).

L'uomo del nostro tempo sente il bisogno di questo annuncio? A prima vista sembrerebbe di no giacché, soprattutto nelle espressioni pubbliche e in una certa cultura dominante, emerge l'immagine di una umanità sicura di sé, che fa volentieri a meno di Dio, rivendicando un'assoluta libertà anche contro la legge morale.

2. Ma quando si guarda da vicino la realtà di ciascuna persona, costretta a fare i conti con la propria fragilità e la propria solitudine, ci si accorge che, più di quanto non si creda, gli animi sono dominati dall'angoscia, dall'ansia per il futuro, dalla paura della malattia e della morte. Ciò spiega perché tanti, cercando una via d'uscita, imboccano talora aberranti scorciatoie come ad esempio il tunnel della droga o quello di superstizioni e sconvolgenti riti magici.

Il cristianesimo non offre consolazioni a buon mercato, esigente com'è nel richiedere una fede autentica e una vita morale rigorosa. Ma ci dà motivo di speranza additandoci Dio come Padre ricco di misericordia, che ci ha donato il Figlio, mostrandoci così il suo immenso amore.

3. Maria, Madre di misericordia, ci metta nel cuore la certezza che siamo amati da Dio. Ci stia vicino nei momenti in cui ci sentiamo soli, quando siamo tentati di arrenderci alle difficoltà della vita. Ci inculchi i sentimenti del suo Figlio divino, perché il nostro itinerario quaresimale diventi esperienza di perdono, di accoglienza e di carità.

ANGELUS
Domenica, 9 marzo 1997